inserito da mau7mbre alle ore 19:51
lunedì, 11 dicembre 2006

"Urlo il mio sdegno, solo se c'è"



Si chiama S-Low l’ultima fatica dei Marlene Kuntz. Un disco fatto di sessioni live, ma soprattutto di brani meno d’impatto, forse, e più empaticamente sentiti, ovvero S-Low (lento). Pezzi come “La canzone che scrivo per te” o “Nuotando nell’aria” risulteranno i più noti, ma il ventaglio delle opzioni offerto dalla band cuneese è suggestivo. Il disco è accompagnato da un dvd tratto da una puntata del programma di Mtv: “Storytellers”.

Per farsi spiegare queste suggestioni Tgcom ha intervistato Cristiano Godano, cantante e chitarrista dei Marlene: una delle personalità più complesse e affascinati della musica italiana. Non è semplice dialogare con uno come lui: i suoi testi testimoniano una ricerca e una fatica artistica e letteraria molto rara.

Per inquadrare chi sono ora i Marlene Kuntz prendiamo a prestito una frase di “Bellezza” che ben sintetizza gli stati d’animo musicali della band: “Noi sereni e semplici o cupi e acidi, noi puri e candidi un po’ colpevoli per voglie che ardono: noi cerchiamo la bellezza ovunque”. E’ vero, mancano ancora tanti aggettivi per stilarne una sommaria biografia ma la voracità con la quale sanno stupire ci costringe sempre ad aggiornare il nostro vocabolario.

Cristiano non è la prima volta che vi approcciate un progetto simile, lo testimoniano “Come di Sdegno” e soprattutto “H.U.P. Live in Chatarsis”.
Questo progetto girava da tempo nella mia testa e avevamo il preciso intento di far capire la natura variegata dei Marlene che non solo quelli roboanti e distorti. Aggettivi questi che ci costringevano a un’etichetta limitante. Il live voleva far capire che si può venire a vedere un concerto dei Marlene senza per forza scendere in un campo di battaglia. Noi non vogliamo più equivoci intorno a noi. Noi faremo esattamente quello che vogliamo fare e non certo quello che un tipo di pubblico vuole da noi.

Gli MK negli anni hanno avuto una continua evoluzione. Una frase chiave in questo senso è contenuta nell’album “Bianco Sporco”. In “Mondo Cattivo”, infatti, canti: “Quanto più pudore tanti più stronzi che non apprezzeranno mai”. Questo disco live prosegue in un certo senso in questa direzione?
In questi anni ho capito una banalità: al pubblico piacciono le urla, piacciono le verità sbandierate con una spudorata certezza. I Marlene non sono così e forse pagano con questo pudore tutta una serie di equivoci intorno a loro. Io, invece, urlo il mio sdegno se c’è.

Il discorso con Cristiano si fa intenso e noi ci prendiamo gusto nell’approfondire. E allora cerchiamo di capire cosa sono davvero i Marlene “accusati”, a torto e dagli ascoltatori meno attenti, di aver ceduto alla “forma-canzone”. La nostra domanda nasce da un verso di Canzone di Oggi (brano di Che cosa vedi) “Più cercavo il suono sai più l’armonia faceva guai”.
È vero. Io nei testi spesso dissemino cose di questo tipo, se vuoi anche autoreferenziali. Il fan dei Marlene, però, sa tutto questo perché sa che l’arte è fatta di dettagli. Nei miei testi anche una sola parola può essere cruciale. Io questo risiede la mia onestà: nel fatto che non bleffo!.

Le biografie e le numerose interviste raccontano di un Godano ascoltatore di grandi compositori siano essi Bartók, Debussy o Scelsi. Quanto influisce questo sulla musica degli MK?
La mia attitudine non può che non essere influenzata da questi aspetti. Spesso la nostra musica cerca la sensibilità del tocco. Per esempio Riccardo (il chitarrista) mi chiede in anticipo i testi per interpretarli. È un modo questo per poter fare dischi sempre meno catalogabili.

Dopo tanti passi indietro fatti in questa chiacchierata ci spingiamo avanti ben consapevoli che nell’agenda della band cuneese c’è in programma un disco nel 2007.
E’ un momento cruciale anche più del solito. Attualmente chiunque ha intenzione di fare un disco lo fa con un senso di paura in più. Anche perché il disco, nel senso materiale del termine, sta facendo una brutta fine. Il problema grave di noi musicisti è quello di avere la pessima sensazione di dover lavorare un anno per qualcosa che durerà una settimana o poco più. Allora fare un disco diventa fondamentale perché ci sono tutte queste atroci consapevolezze.

Chiudiamo la nostra intervista a Godano e ai Marlene Kuntz con una sensazione gradevole: quella di aver ricevuto per ogni domanda una risposta multipla e ogni volta ricca. Come un inchino che si trasforma in capriola.

Saverio Grimaldi

fonte: tgcom.it

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argomento: interviste

inserito da mau7mbre alle ore 22:53
giovedì, 05 maggio 2005

LE PAROLE DI MAROK
NEL POST-PRIMO MAGGIO


Intervista realizzata dal portale www.girodivite.it


Gianni tu sei uno dei padri fondatori della musica rock italiana. Vorrei avere un tuo autorevole giudizio sulla scena rock italiana attuale
La situazione è rosea nelle cartine. Io ho modo di ascoltare tanta musica indipendente che ancora non ha trovato sbocco nel mercato. Ascolto demo, cd autoprodotti, vado a vedere rassegne, festival, ed è impressionante la qualità e la creatività che c’è in giro. Non c’è, credo, da parte di chi fa musica ancora la consapevolezza che non c’è da aspettarsi niente da nessuno. Bisogna rimboccarsi le maniche altrimenti non si esce allo scoperto. Perché il mercato, sia quello tradizionale che quello indipendente, non ha mai attraversato una crisi di idee. I media tradizionali poi ci metterono la loro parte non coprendo le band emergenti e questo fa il resto. Credo che siano, poi, sempre le avanguardie che debbano farsi il mazzo per far cambiare le cose. Se aspettiamo che qualcuno lo faccia per noi, non si va da nessuna parte.

Hai calcato il palco dei Csi, dei Litfiba ed adesso sali su quello dei Marlene. Cosa riesce a trasmetterti ancora, dopo venticinque anni, il salire su un palco?
Il palco è il momento migliore della vita del musicista. Ci sono due momenti belli nella nostra concezione di artisti: l’attimo in cui nasce il pezzo nuovo e il momento in cui sali sul palco. È il resto, ciò che sta intorno la musica, che ci ammazza un po’. La mia vita musicale è stata fortunata, ho suonato con gente meravigliosa e vedo che la cosa continua

Il tuo palco più emozionante?
Il palco più emozionante... e non saprei dirti adesso... Non il primo concerto con i Litfiba, fu abbastanza consapevole, eravamo tutti ubriachi. Forse il più emozionante è stato quello, sempre con i Litfiba, fatto al Sighall a Parigi. Ci si ritrovò dopo due anni di live in Francia con un locale strapieno e con il pubblico francese che cantava le nostre canzoni in italiano. Poi sono molte le volte in cui mi sono emozionato, momenti intimi, ed ogni attimo fa una storia a sé.

Come è stato il palco con i Csi?
Il palco dei Csi è stato grandioso. È stato molto emozionante lavorare con Giovanni Lindo Ferretti, senza voler nulla togliere a chi è stato nei Csi e che adesso si ritrova nella PGR, un qualcosa che và molto al di là della sola musica. Una questione di stima incredibile nei confronti di Giovanni. L’ho conosciuto prima come autore di splendidi testi, poi come persona, siamo diventati amici, diciamo che il cuore è li e qualunque cosa io faccia adesso deriva da li. La mia famiglia è quella, e spesso ci si ritrova. Anche quando suonavo nei Lifiba spesso andavo a vedere i loro concerti, quelli dei CCCP e qualunque altro progetto di Giovanni. Non sono mai stato mai tanto affascinato dall’iconografia dei CCCP dalle loro suggestive messe in scena ma, piuttosto, da Giovanni dalla sua capacità di far riflettere le persone. Per me è un insegnamento continuo avere a che fare con Giovanni

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argomento: interviste

inserito da mau7mbre alle ore 11:43
giovedì, 31 marzo 2005

Marlene Kuntz,
la comune assenza di pudore


Dalla rabbia generazionale a uno sguardo etico universale. Così Bianco sporco vince in classifica.

Intervista di Giorgio Casari (tratta dal sito www.kataweb.it )

Bianco sporco è il titolo del nuovo disco dei Marlene Kuntz, appena uscito e già in classifica (questa settimana è al settimo posto). Un album parecchio atteso dai fan, dopo l'evoluzione più stratificata di Senza peso, e che mantiene le promesse del lavoro precedente: chiaroscuri, melodie qua e là in primo piano e una attenzione al testo delle parole che ci è sembrata uno dei suoi pregi maggiori. In mezzo, l'abbandono di Dan Solo del ruolo di bassista della band, sostituito da Gianni Maroccolo, figura chiave del rock indipendente degli ultimi vent'anni e la pubblicazione di una biografia ufficiale (Visione distorta, di Chiara Ferrari), in uscita per Giunti agli inizi di aprile. Cristiano Godano ci ha illuminato sulle ultime strade percorse dalla band piemontese.

Partiamo proprio dalla vostra biografia: un libro che avete seguito anche personalmente, se abbiamo capito bene.
Si tratta di un'opera su di noi, che abbiamo volentieri autorizzato ma in cui non siamo intervenuti personalmente. In altre parole, sapevamo che Giunti aveva affidato a Chiara Ferrari questo lavoro, messo assieme raccogliendo interventi di persone vicine al gruppo, amici e conoscenze, documentandosi su oltre dieci anni di presenza nel panorama musicale. Non ci siamo cimentati nell'autobiografia, quindi, nel senso che il nostro intervento si è limitato a una rilettura delle pagine scritte, senza che ci fosse alcun obbligo da parte dell'autrice di seguire le nostre eventuali osservazioni.

Non c'è magari il rischio di una celebrazione, pericolosa per il futuro?
Non credo proprio, innanzi tutto perché siamo in ottima salute, poi perché l'idea di scrivere Visione distorta è venuta all'editore, e abbiamo parecchio discusso sulla opportunità di farlo. Siamo insomma convinti che il tempo fosse quello giusto, purché l'operazione fosse stata condotta, come è stata, col giusto senso del pudore.

A proposito di pudore: la fine del vostro rapporto con Dan Solo ha un po' sorpreso, dopo tutti questi anni. Avete voglia di dirci come è andata in effetti?
Semplicemente, Daniele si è fatto sopraffare da alcuni disagi che si portavano avanti da anni, che abbiamo cercato di superare tutti assieme, ma purtroppo senza riuscirci. Non c'è stata una divergenza artistica, come qualcuno ha voluto sostenere, men che meno legata al fatto che ci fossimo "ammorbiditi" nelle sonorità. Sa, il rapporto fra i componenti di una band è come una storia d'amore: è difficile comunque portarla avanti per così tanto tempo, come abbiamo fatto noi. Ogni tanto qualcosa può rompersi.

Bianco sporco riserva una attenzione particolare alle parole. Come avete lavorato su quella componente?
Come al solito, con dedizione. Quelli che sono i versi delle canzoni sono legati a ciò che ero nel momento in cui sono stati scritti, sono la sua diretta emanazione.

Quindi sono legati alla sua vita, a livello autobiografico.
Beh, si parte dal mio punto di vista, cercando poi di raggiungere un significato universale, condivisibile da tante altre persone.

Per esempio un sentimento di tensione, di rabbia, che rispetto al passato dei Marlene Kuntz è meno generazionale e più etica, più globale.
Sì, c'è questa sensazione, che viene fuori in un pezzo come Mondo cattivo, per esempio. Ho in effetti sviluppato un altro rapporto con le parole, spero più maturo, e senza rinunciare al pudore nei miei confronti, anzi, riscoprendolo e sottolineandolo ancora di più. Alcune delle irritazioni più forti dei versi dell'album sono proprio rivolti alla totale mancanza di pudore contemporanea.

Riferimenti a Gozzano e Gadda, ricerca del termine migliore: molto farebbe pensare, ancora una volta, a un suo futuro impegno narrativo.
Su questo versante continuo a nutrire qualche riserva, ma meno di un tempo. E' per questo che ultimamente ho partecipato a un corso di scrittura e in generale sono più possibilista: la cosa che mi spaventa maggiormente è trovarmi di fronte alla fatica di un'architettura scritta, essendo un lettore esigente. Vedremo.

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argomento: interviste